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Storie

La storia di Benjamin

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Benjamin aveva 16 anni quando dal Camerun è arrivato in Italia. Dall'età di 6 anni aveva smesso di deambulare perché affetto dal morbo di Pott, una tubercolosi ossea che può creare modificazioni strutturali alla colonna vertebrale. Un'associazione di medici volontari si è offerta di operarlo, perché la perdita della capacità di deambulare, negli anni, gli aveva provocato una forte retrazione dei muscoli adduttori delle cosce e dei muscoli ischiocrurali. Il compito che mi era stato assegnato dai medici che lo hanno operato era la rielasticizzazione e il rinforzo dei muscoli in questione. Iniziammo il lavoro quando concesso dai chirurghi e da subito capii che Benjamin aveva una grande motivazione. Lo seguivo quotidianamente e dopo un paio di mesi mi sentivo il suo fratello maggiore. Rispetto all'obiettivo che mi era stato assegnato, le cose procedevano molto bene, ma  sia io che Benjamin eravamo convinti di poter ottenere qualcosa in più. Dopo avergliene parlato, decidemmo di implementare le sedute di Kinesiterapia con lavori di Psicoenergetica e Reiki. Benjamin mi raccontò la sua vita prima della malattia, la cronologia dell'insorgenza del disturbo in Psicoenergetica è molto importante; per Benjamin fu difficile aprirsi, ma la fiducia era più forte della vergogna. Mi raccontò episodi familiari poco piacevoli: genitori conflittuali, violenza, senso dell'abbandono, solitudine; sensazione di sgretolamento della struttura familiare. Ragionammo insieme sul parallelismo tra la struttura portante sociale: la famiglia e la struttura portante del corpo umano: la colonna vertebrale. La Psicologia energetica non sentenzia diagnosi, né ha la pretesa di farlo, ma offre spunti di riflessione che possono aiutare durante la riabilitazione. Continuammo a lavorare in maniera integrata Kinesiterapia, Psicoenergetica e Reiki e dopo un anno di lavoro, il risultato fu sorprendente, come mostra la foto.

La storia di Enza

Enza è una cara signora di novantacinque anni che ho avuto il piacere di incontrare a marzo del 2019, quando reduce da due interventi chirurgici ravvicinati, necessitava di un recupero che aveva come obiettivo il ricondizionamento muscolare, posturale e la ripresa della deambulazione. Programmai interventi riabilitativi quotidiani, cercando di focalizzarmi sugli aspetti prioritari, ma senza tralasciare quelli secondari. Iniziammo in maniera molto blanda, come richiedeva la situazione. Mobilizzazioni passive e attive-assistite. La ferita all’addome complicava un po il percorso terapeutico, perché le impediva di eseguire movimenti del tronco e ostacolava alcuni esercizi di rinforzo degli arti inferiori. Le comunicai la necessità di lavorare in maniera delicata anche sull’addome. Le parlai quindi, del Reiki e lei mi rispose: “non lo conosco, ma a novantatre anni cosa vuoi che mi spaventi!? Fai quello che devi fare, basta che non mi faccia male!”. Ottenuto il suo benestare, da li in poi il Reiki ha occupato un posto importante nel trattamento riabilitativo, diventato integrato. La prima parte della seduta è stata sempre dedicata al Reiki: trattavo tutta la parete addominale, la pelvi e il plesso solare. Energeticamente parlando, secondo e terzo centro. Giorno dopo giorno i movimenti acquisivano più fluidità, il tono muscolare migliorava, il range articolare di ginocchia, anche e spalle, aumentava in maniera proporzionale alla curiosità di Enza verso quelle sequenze terapeutiche che definiva “stranezze”. Il Reiki diventò una costante dei nostri trattamenti, la ferita all’addome migliorava, la deambulazione procedeva bene, ma la forza era ancora poca. Passarono altre settimane, mesi, Enza riconquistava sempre maggiori autonomie. Il Reiki continuava ad essere parte integrante delle sedute: trattavo tutti i centri energetici soffermandomi più tempo sul secondo e il terzo. Enza riusciva a deambulare con un deambulatore. Il Reiki sembrava piacerle molto, ne era curiosa e continuava a fare domande: “ma questa cosa che fai, possono farla tutti?”. Rispondo: “si Enza, tutti possono farlo". Enza: “ma anche una come me potrebbe farlo?”. Rispondo: “certo Enza, tutti possono”. Senza farselo ripetere mi disse che voleva apprendere il Reiki. Nei due mesi successivi, la signora Enza ha seguito le mie indicazioni e adesso è un’operatrice Reiki che conosce l’auto-trattamento (lo pratica tutti i giorni!) e le sequenze del trattamento base che pratica con la figlia e le amiche. Oggi a distanza di tre anni dai due interventi, Enza è una novantacinquenne autonoma che ha acquisito degli strumenti terapeutici che le fanno compagnia nei momenti di debolezza. 

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